La rinuncia di Papa Benedetto è valida, o è viziata da un errore sostanziale?

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Se Papa Bendetto XVI mediante l’atto espresso nella sua dichiarazione, « Non solum propter », ha rinunciato o meno all’ufficio del Vescovo di Roma?

UNA QUESTIONE DISPUTATA

di Frà Alexis Bugnolo

Lo Stato Attuale della Questione

L’eminente teologo vaticano ed ex membro della Congregazione per la Fede, Monsignor Nicola Bux, ha pubblicamente affermato che la questione della validità delle dimissioni di Papa Benedetto XVI andrebbe studiata, e precisamente per ciò che sembra essere un errore sostanziale, contenuto nell formula di rinuncia usata da Papa Benedetto XVI l’ 11 Febbraio 2013.

Il Mons. Bux non è stato l’unico a sollevare questo problema. In effetti, i dubbi sulla validità dell’atto di dimissioni sono stati evidenziati immediatamente dopo la notizia. Flavien Blanchon, un giornalista francese che lavora a Roma, ne scriveva appena 2 giorni dopo, citando un eminente studioso latino che aveva notato la presenza di errori contenuti nel testo della rinuncia, osservando che la presenza di qualsiasi errore, secondo la tradizione canonica, fosse da considerarsi causa di mancata deliberazione, con conseguente nullità dell’atto.

Un anno dopo Antonio Socci ha posto apertamente la questione. Le dimissioni potrebbero non essere valide, per mancanza di voglia, cioè della volontà interiore della quale poteva disporre Benedetto. Nello stesso anno abbiamo il notevole studio di Padre Stefano Violi, Professore di diritto canonico presso l’Istituto teologico di Lugano, in Svizzera: ”La rinuncia di Papa Benedetto XVI tra storia , legge e consapevolezza” , 2014, un esame approfondito dell’argomento dal punto di vista del diritto canonico. Leggere questo contributo è obbligatorio per la ricca citazione tratta dalla storia canonica delle dimissioni papali e tuttavia, pur senza sollevare il problema dell’invalidità canonica dell’atto. Ma, questo studio di Padre Violi, nell’inquadrare la questione delle dimissioni sotto il profilo del ministero attivo, e non riguardo al munus, ha chiarito che la questione dell’Errore Sostanziale è un problema vero, presente nel testo, che riguarda dunque l’atto stesso.

Tuttavia 19 giugno 2016 Ann Barnhardt, dagli Stati Uniti, ha sollevato specificamente la questione del dubbio derivante dal canone 188 , che sottolinea come l’errore sostanziale, in qualsiasi caso, sia base idonea e sufficiente a sostanziare i motivi per una determinazione canonica nel senso dell’invalidità dell’atto. Intervento, questo, successivo ai notevoli commenti del segretario personale di Papa Benedetto, del 20 maggio, ove si affermava che Benedetto occupasse ancora l’ufficio papale. Ancora: Il blogger Sarmaticus, in Inghilterra, ha discusso la questione sollevata dalle parole di Ganswein il 5 agosto 2016, sottolineando il significato di ciò che l’arcivescovo aveva detto all’ Università Gregoriana, in un post intitolato: Il rasoio di Occam trovare : Benedetto ancora papa , Francisco è un papa falso , la Chiesa universale versa in un stato di necessità sin dal 24 aprile 2005.

Anche il Vescovo emerito del Corpus Domini, in Texas, negli Stati Uniti, ed ex membro dell’Opus Dei, Monsignore René Enri Gracida ha sollevato lo stesso dubbio, ed anche altri, sulla validità delle dimissioni. Sono a conoscenza che il Vescovo abbia scritto a molti membri della Sacra Gerarchia e della Curia su queste questioni per sollecitare l’azione da intraprendere. (cf. abyssum.org : Suggerisci una dichiarazione pubblica di 12 cardinali prima di Bergoglio).

Secondo quanto riferito da Ann Barnhart, l’anno successivo, anche l’avvocato Chris Ferrara e la signora Anne Kreitzer nutrivano lo stesso dubbio. Lo storico Richard Cowden Guido ha detto la stessa cosa l’11 maggio 2017. Il famoso scrittore italiano Antonio Socci , ha citato attentamente il Violi il 31 maggio 2017, ed anche lui ha condiviso e sostenuto la stessa tesi. 11 agosto 2017, in Sud America: lo spettacolo televisivo cattolico Café con Galat in un’edizione in lingua inglese ha discusso i motivi per i quali Papa Benedetto XVI rimane il vero papa. E’ stata sottolineata tanto la mancanza di libertà nell’atto quanto la questione relativa alla mancanza di conformità ex Canone 332 §2 in combinato disposto con Canone 188.

Un po’ prima del marzo 2018 padre Paul Kramer negli Stati Uniti ha ugualmente sostenuto la nullità delle dimissioni ex canone 188, per mancanza di conformità ex al canone 332 §2 , ove viene detto ministerium invece di munus. Ancora: nel Maggio dell’anno scorso al più tardi, il Padre Juan Juárez Falcón in Spagna ha presentato la motivazione canonica dell’invalidità delle dimissioni sulla base dell’errore stanziale, in un articolo intitolato ” Due motivi gravi “. In coincidenza temporale anche Il Dr. José Alberto Villasana Munguía ha svolto le stesse considerazioni il 27 giugno, dal Messico.

Ed infine abbiamo Papa Benedetto XVI che ci offre un indici offre un indizio di interpretazione autentica, anzi zio di interpretazione autentica, anzi qualcosa di più, nelle sue lettere private al cardinale tedesco Brandmüller, pubblicate nell’estate del qualcosa di più, nelle sue lettere private al cardinale tedesco Brandmüller, pubblicate nell’estate del 2018, ove chiede 2018, ove chiede apertamenteapertamente suggerimenti riguardo alla maniera migliore di dimettersi, nel caso suggerimenti riguardo alla maniera migliore di dimettersi, nel caso ciò non fosse giciò non fosse già avvenuto nella maniera corretta.à avvenuto nella maniera corretta.

Dunque sono tanti i cattolici di spicco a sostenere questo dubbio, e poiché il teologo Nicola Bux ha richiesto un’indagine su questo argomento, aggiungerò qui in forma scolastica qualche ragione in favore della nullità, in corso dei quali rifiuterò tutti gli argomenti sostanziali contrari ad esso.

Tutti gli argomenti pro e contro devono intedersi nel constesto di canoni,

124 §1, che legge: “Per la validità di un atto giuridio si richiede che sia postao da una persona abilpersona abile, e che in esso ci sia ciò che costituisce essenzialmente l’atto stesso, come pure le formalità e i requisiti imposti dal diritto per la validità dell’atto.

188,  che legge: La rinuncia fatta per timore grave, ingiustamente indotto, per dolo o per errore errore sostanziale, oppure con simonia, è irritus per il diritto stesso.

332 §2, che legge: Se capita che il Romano Pontefici rincunci al suo munus si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata e al contrario non si richiede che qualcuno la accetti.

È importante anche notare, per le persone di madre lingua tedesca che il Codice di Diritto fornisce una traduzione erronea per munus, come Dienst, in canone 145 §1, dove se la parola latina venisse tradotta si dovrebbe renderla come Verantwortung che è la traduzione del sinonimo giusto per munus in latino, come in latino, come onus (onere).

Per il resto, scaricare il documento intero in PDF.

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(See the English original for the footnotes)

Veri Catholici: An Open Letter to Cardinals Burke and Sarah

Their Eminences, Cardinals Burke and Sarah

The International Association « Veri Catholici » has published this open Letter to the Cardinals, on their twitter feed at @VeriCatholici. I post it here (in its unrolled format) for the sake of those who do not have a Twitter Account.

Here beings the Introduction, with the first paragraph of the Letter subordinated to it:

The rest of the text of the open Letter continues here:

“It’s also evident that canon 124.1 and canon 188 require that the proper object of canon 332.2 be posited, namely the renunciation of the munus, otherwise, in virtue of canon 188, the substantial error of doing otherwise invalidate the act ipso iure!

“Now if a pope should act in violation of Canon 332.2, since in doing so he would injure the rights of the whole Church to know who is and who is not the true Pope, he would have to apply canon 38 derogating from the discrepancy. But Benedict did not do anything of the kind!

“Therefore, he is still the pope, and canon 359 invalidated the Conclave of 2013. Also, on this account, all the Cardinals and Bishops ARE WRONG to reason from their presumption that Francis is the pope toward any conclusion. As he never was. He is an antipope, a usurper.

“Nor can one argue that the Pope, being above canon law, is above Canon 332.2, because that canon enshrines merely the principles of the Natural Law, which are superior to the Pope and from which he CANNOT dispense!

“One aspect of which is the semiotic law, whereby the being of a thing cannot in a forensic act be rite manifestatur by a term which signifies an accident of it.

“Take this example. A pope has the habit of calling the burden of his work, Bananas. And one day while shaving says, I am renouncing Bananas. Can the Cardinals lawfully proceed to elect another, if the Pope says nothing more? No, because Bananas is not a due term for a legal act.

“Even if he said, I am renouncing bananas, during a solemn Consistory of the Cardinals, they could not proceed to elect another. Not even if he commanded them or allowed them explicitly to do so, because until he says I renounce the Papacy, Christ does not remove the office!

“These Cardinals also need to recognize that the criteria employed to determine validity in contractual law is not the same in beneficiary law. For in contractual law, as is used in Annulments evidence regards whether there was a right intention, this is principal.

“But in beneficiary law, which regards bequests, the intention has no force, what matters is only the verbal signification of the act of bequest. Renunciations fall under beneficiary law, not contractual law. This is the fundamental legal error of the Cardinals and bishops.

“For just as it is impossible for anyone to be the Pope unless he succeeds to the Chair of Peter, the office, so it is impossible for anyone to renounce the Papal Office unless in a forensic act there is an explicit renunciation of that office.

“The case is analogous to property law, wherein no one is the rightful owner of the same single property, until the one who holds the property rights renounces them in a legal act. Renouncing only the usufruct (ministerium) does not grant the title to the successor in law.